VITTORINI-LEONETTI, UN’IDEA D’EUROPA*

È sempre più difficile, davanti a quello che attualmente ci passa il convento, non ripensare alla prima metà degli anni Sessanta come una sorta di favolosa età dell’oro della cultura italiana. A confermarci in questo pensiero c’è, ora, anche un libro che pure non racconta un successo bensì, al contrario, un fallimento: ma un fallimento d’una qualità, col metro dell’oggi, addirittura stratosferica. Si tratta d’una raccolta di lettere e altri documenti relativi al progetto di una rivista internazionale (fra i titoli impotizzati, «Gulliver») al quale lavorarono fra l’autunno del ’61 e la primavera del ’63, tre gruppi di scrittori di tre diverse nazionalità, comprendenti parecchi dei nomi più prestigiosi della seconda metà del Novecento. C’erano, tra gli altri, gli italiani Vittorini, Calvino, Moravia, Pasolini, i francesi Barthes, Blanchot, Butor, Leiris, i tedeschi Grass, Bachmann, Enzensberger, Walser, piùi tre redattori incaricati del quasi impossibile lavoro di coordinamento esecutivo che erano Francesco Leonetti, Louis-René des Fortes e Uwe Johnson. Principale punto di riferimento, qui da noi, Vittorini, alla cui inesauribile immaginazione editoriale l’impresa del «Menabò» andava già, evidentemente, un po’ stretta. Non a caso il libro è costruito essenzialmente sul carteggio fra lui e Leonetti; e ne esce, oltre a un’attendibilissima ricostruzione dei motivi non soltanto pratici che portarono al naufragio del progetto (i cui materiali preparatori confluirono poco dopo in un numero del «Menabò»), anche quella di un rapporto intellettuale e affettivo di toccante intensità, Fu, quella di «Gulliver», soltanto un’utopia? Forse; ma forse è più giusto considerarla un’idea troppo in anticipo sui tempi. Oggi che l’unità europea comincia a essere qualcosa di diverso da un’atrazione, una parte di quegli ostacoli non esisterebbe più. Il guaio è che dei protagonisti d’allora molti, a cominciare da Vittorini, sono scomparsi da un pezzo e gli altri, compreso Leonetti, hanno quarant’anni di più; né sembra, a guardarsi in giro, di avvistare plausibili rincalzi.

* Pubblicata il 24 febbraio 2000 [sul «Corriere della Sera»]. Recensione di «Gulliver». Carteggio Vittorini-Leonetti in Europa nel Sessanta. Con lettere a Calvino e a Pasolini e a Moravia…, a cura di M. Temperini, Lupetti-Manni, Milano-Lecce 2000.

Giovanni Raboni, da Il libro del giorno. 1998-2003

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