Manifesto

Della poesia dobbiamo far qualcosa.
Dobbiamo noi, perché lei non è.
Come la sabbia per soffiarne vetro,
come l’argilla a metter casa su.
Che ne faremo, noi, delle parole,
dei punto e a capo in rima o no?
Noi passeggiatori del tempo,
devastatori d’occasioni perse,
noi di sangue fango e sterco,
noi figli di Caino e di Giocasta,
sisifidi superbi, ciechi prometeici.
Additeremo le stelle, ci ammireremo la pancia,
daremo nomi alle cose
e nomi più splendenti ai nomi.
Chiameremo il mondo a esistere su carta,
là dove sta meglio, nel bianco e nero dei colori.
Ci incarneremo in figli bastardi dell’inchiostro,
e leggeremo fratelli dov’era scritto noi.

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