Tela di ragno

L’ho vista, questa sera. Troneggiava
defilata su monti inconsueti,
già al tramonto prima d’esser sorta.
Splendeva discreta,
sorriso mal riuscito del cielo:
storpio, paralizzato
nei troppi colori del tramonto.
La luna; ma solo una falce.
Dietro nubi sottili nell’azzurro sfumato
spazzato dal vento.
E le montagne, poche ore prima
stagliate nette, sicure,
vere come la decisione
che non so prendere,
bruciate come le occasioni
che non ho saputo cogliere
e non so più piangere,
le montagne adesso erano ombre all’imbrunire
opprimenti verso un mare
che ci assedia sulla riva.
Stasera l’ho vista: illuminava la striscia
malferma di sabbia
su cui viviamo a contarne i granelli.
E senza spazio per costruir castelli,
e senza basi per delle cattedrali,
è alla luna che appendiamo i sogni
condannati incoscienti noi.
Un appiglio troppo tagliente
stasera
per la tela di ragno
cui ho legato i miei desideri.

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