CARO PONCHIRIELE

Roma 11-9-67

Caro Ponchiriele,

ero in tutte le Russie quando mi hai dato notizia della dedolcificazione dei Cavalli bianchi, o decavallificazione del buon Danilo. Affari vostri, cosa vuoi da me? Io non sono un editore, ma un lettore. Se leggessi solo i libri che mi piacerebbe scrivere, dovrei leggerne 150.000 all’anno. Così me la cavo. Né carne in scatola né pese in barile.
Come disse quella signora dopo aver subito l’amputazione dell’aorta: «Che ore sono?»
I corpi, va bene. Ma un po’ di irrazionale non guasta. Non mi dirai che Sant’Agostino nutre i corpi. Va là, che vai bene, chi rompe paga e i cocchi sono suoi. Cocchi e Chicche, Checco vuol le pasticche, le vuole alla menta, chi conta si contenta.
Per parlare di cose più allegre come stai? Siete sempre così bravi ed efficienti? Guardate che da grande voglio fare lo scrittore: spero sempre nella vostra benevolente oculatezza.

Ciao
Gianni Rodari

Gianni Rodari, da Lettere a Don Julio Einaudi,
Hidalgo editorial

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