COMMIATO

Gentile
Ettore Serra
poesia
è il mondo l’umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento

Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso

Giuseppe Ungaretti, da L’Allegria

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6 thoughts on “COMMIATO

  1. vedi trevi questa è più bella di quella che mi faceva schifo cioè la trovo molto meno qualunquista anzi per niente rispetto a quella di prima…cioè cos’è il qualunquismo? il qualunquismo in poesia o in letteratura vuole dire quando anzichè usare belle partole o creare belle immagini si usano delle robe qualunque da qualunquista cioè che poi come termine non esisterebbe se non fosse per giannini e almirante no? dunque se gli autori preferiti dell’uomo qualunque erano benedetto croce e d’annunzio è logico che i tecnicismi stuzzicano la fantasia dell’uomo qualunque con la mente svuotata dei contenuti primari dell’uomo persona…
    vedi che qui c’è un su e giù di toni e ha un ritmo quella della magnolia non aveva un cazzo giusto aveva quella contrapposizione volgare (e qualunquista) delle labbra e delle ore…minchia che allegoria contenente 2 metafore…uuuuh!
    yo!!!

    • Sono contento che questa ti piaccia; è una delle mie preferite. Però, per come la vedo io, pur riuscendo naturale non è certo priva di tecnica, anzi. C’è tecnica nella versificazione decostruita, nell’andamento ritmico, nella scelta di assonanze e consonanze. E c’è qui di più che non semplici belle parole e belle immagini: c’è un manifesto poetico ed esistenziale, che inquadra il percorso del poeta e della parola di ritorno dal senso di inutilità crepuscolare postpascoliano/postdannunziano.
      La tecnica, quella vera, quella usata con arte per fare arte, non è né tecnicista né qualunquista; la tecnica è il corpo in cui l’estetica può incarnarsi per venire a dirci del sentire. Non conosco un solo grande poeta privo di tecnica, estraneo a letture e influenze, capace di raggiungere il nocciolo delle questini senza passare attraverso una forma (recuperandola, sovvertendola, inventandola): nemmeno i più apparentemente lontani dalla costruzione sono in realtà immediati come tentano di far credere.
      Anche la poesia di Farfa possiede in sé queste caratteristiche, piegate a un’idea e un gusto che possono non piacere, ma che la pongono comunque al livello della vera poesia (insomma, qualcosa di molto distante dal buttar giù versi come arrogantemente facciamo io e i troppi poeti improvvisati e “senza maestri/letture” di questi tempi). Poi, ripeto: il gusto è un’altra cosa. Ma si può riconoscere il valore anche in ciò che non ci piace.
      Sul tecnicismo e qualunquismo di Croce (per D’Annunzio in qualche modo un senso ce l’ha, almeno per gli intenti) ho solo una cosa da dire: riuscire postcrociani senza essere anticrociani – come diceva Contini – è un lavoro che ancora non siamo riusciti a portare a termine, e non riguarda solo l’uomo qualunque.

      • mah ti dico trevi ho letto con piacere le tue spiegazioni ma ti chiedo ancora una cosa:
        te quanti sport o discipline hai mai praticato nella tua vita (oltre al sax e alla lettura-scrittura)? dico cose che hai fatto per divertirti da piccolo tipo lo skateboard l’atletica o la bici o la moto il basket il calcio la boxe…io ti dico solo come la vedo io:
        esistono persone di un altro livello per cui possono fare tutto meglio degli altri per cui gli altri dopo si stiancano il cervello per cercare di capire come fa e dicono e scrivono una marea di cazzate ma la poesia (la vera poesia) è una visione che ti appare già con gli spazi e la metrica già fatta poi se te ci credi bene se no puoi non crederci e scapicollarti il cervello ma è come dico io
        poi croce per me era un semplice coglione sofisticato che andava bene a diffondere lo schifo del regime come oscar giannino grillo baricco saviano e non so fabio volo faletti e il qualunquismo del cazzo…ricordi ellington’s “sophisticated lady i know you missed the love you’ve lost long ago and when nobody’s nigh you cry” … cioè chi si sofistica sta male e chi fa il sofisticato sta già male vedi oscar giannino e gli altri victorian bearded collie clowns di oggi in italia che prima al tg ho visto quello dell’amarena fabbri alla fiera del gelato (unico prodotto made in itali in crescita costante da circa 10 anni) che è uguale a oscar giannino con tweed e la barba a ciuffi spaventoso…adesso allora ti metto una poesia sui gelati che ho scritto tempo fa sull’onda degli skiantos per cui costavano milioni…anzi te la metto qui di seguito poi mi dici cosa ne dici

        gelati

        se mangiam troppi gelati
        è stata colpa di cofferati
        che ci ha tutti depressi
        a ordinanze ci ha repressi
        regalando alla sinistra
        un’immagine oppressiva
        di opportunismo
        e di un cialtrone
        nemico della libertà
        dei normali cittadini
        a noialtri bolognini
        e qualcuno ci ha giocato
        in campagna elettorale
        nel sembrare più amicale
        con un gioco di parole
        di libertà più popolare
        coinvolgendo tutti i sensi
        del probabile elettore

        yo!

  2. va bè te ne do un altra sul gelato anzi 2 va! la prima è stata illustrata da ro con una bandiera sciolta nel cioccolato come suggerisce il testo derivato da una mia visione e l’altra non so da cosa è scaturita forse da un momento di debolezza e illustrata poi in seguito da cuoghi e corsello autori dell’idea del “cavaliere della 4a parusia”

    gelato

    è qui nella vaschetta
    il mio gelato preferito
    fragola pistacchio
    stracciatella e cioccolata
    e ci vedo la bandiera
    dell’italia nella merda
    sciogliersi amalgamarsi
    non distinguersi i colori
    mescolati in un pappone
    non ha più neanche sapore
    sembra quasi un gorgonzola
    ha fatto un vortice a milano
    e si è tirato tutto dentro
    come se tiri lo sciacquone
    con dentro il minestrone

    hey yo p check out my melody:

    il cavalier della 4a parusia
    va tra le stelle e t’incontra venusia
    salta in avanti l’ostacolo dio
    e all’aldilà rincontra suo zio
    torna di qua con in mano un leggio
    dove remixa le sacre scritture
    sintetizzandole in 10 brutture
    riscritte di fretta col male alla pancia
    muore la mamma alla piccola francia
    che un giorno sui monti la vide scappare
    torno soltanto dopo il suo funerale
    disse piangendo la bella bambina
    un singhiozzo ha bloccato il suo bel proferire
    e da qualche tempo non riesce a venire
    malato a bologna col cuore spaccato
    non può neanche uscire a comprare un gelato
    con st’aria viziata non tira più il fiato
    si sogna ai caraibi e all’università
    quell’angelo biondo di 20 anni fa
    col padre incazzato che era sempre qua
    è difficile dir tutto quel che si vuole
    quando di torno ci sono troppe suore
    che portano sfiga a guardarne le suole

    jjj

    • Non volevo dare spiegazioni, come professore non mi ci vedo. Volevo solo fare un po’ di luce su quella che è la mia idea di poesia. In fondo, vista la natura di questo spazio, era in qualche modo un atto anche dovuto.
      Anche io quando cominciai a buttar giù parole sui fogli pensavo che la poesia si palesasse tutta intera, in un momento folgorante di ispirazione. Poi però la mia posizione è cambiata. Soprattutto perché ho letto tanti più bravi di me, e mi sono reso conto che (genio a parte, ché quello mi manca di costituzione) i miei scritti mancavano di tante cose. E soprattutto peccavano di contingenza, erano incatenati all’attimo, istintuali, senza una ricerca che fosse anche percorso e quindi senza durata né specificità. Allora ho continuato a leggere, a cercare di capire. E mi sono accorto, negli anni e nel cammino, che chi ha fatto poesia vera (ma anche vera prosa, vera letteratura) non seguiva l’ispirazione nuda e cruda, momentanea e istintuale: l’ispirazione fornisce la spinta irrecusabile a dire qualcosa, a tirare fuori qualcosa; poi quell’ispirazione viene incarnata, e l’incarnazione necessita di lavoro. Così non fosse, non avremmo la critica degli scartafacci: da Petrarca a Tasso, da Leopardi a Montale fino ai contemporanei più vicini, ci restano varianti diverse, correzioni, aggiustamenti, progressivi avvicinamenti alla meta. Una questione di forma, non d’ispirazione. Una testimonianza del loro lavoro, della loro ricerca.
      Poi sono contento di scoprire che invece, per quanto possa scapicollarmi il cervello, è come dici tu. In fondo alleggerisce sapere che la verità è altrove e non serve altro che abbandonarcisi. Lo stesso atteggiamento dei credenti.
      Per quanto riguarda le mie attività da piccolo, sinceramente non vedo il collegamento né l’interesse, quindi sorvolo.

      Grazie per aver condiviso i tuoi scritti. Sicuramente abbiamo gusti diversi, tanto da lettori quanto da scrittori. Per esempio io – per un limite mio – vado poco d’accordo con la rima baciata e con i ritmi concatenati (preferisco quelli franti, alla “Il lampo”). Però ho trovato “Gelato”, quella sulla bandiera, molto interessante, e figlia di un’immagine azzeccatissima. Complimenti.

  3. invece a me la frase che mi spacca e che stamattina quando l’ho letta miha fatto ridere è: se mangiam troppi gelati è tutta colpa di cofferati…e avrei dovuto finirla così ma poi non l’avrebbe capita nessuno

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