NELLA MIA POLTRONA

Nella mia poltrona chiudo per un attimo gli occhi, poi li riapro. Inspiro piano, poi espiro. Cerco di pensare, poi di non pensare. Ma tra le due cose non c’è una grande differenza. Tra tutte le cose non c’è differenza. Non riesco più a scorgere una netta differenza nemmeno tra ciò che esiste e ciò che non esiste. Guardo fuori dalla finestra. Il cielo è bianco, le nuvole scorrono, gli uccelli cantano, un nuovo giorno sorge, e comincia a reclamare le coscienze delle persone che popolano il pianeta.

[…]

Così continuiamo a vivere la nostra vita, pensai. Segnati da perdite profonde e definitive, derubati delle cose per noi più preziose, trasformati in persone diverse che di sé conservano solo lo strato esterno della pelle; tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere. Allungando le mani, riusciamo a prenderci la quantità di tempo che ci è assegnata, e poi la guardiamo mentre indietreggia alle nostre spalle. A volte, nel ripetersi dei gesti quotidiani, sappiamo farlo anche con destrezza.
Questi pensieri mi lasciarono una sensazione di terribile vuoto.

Haruki Murakami, da La ragazza dello Sputnik

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