Tossicologia

Me ne hai date a bere,
che avevo bocca spalancata e occhi chiusi.
È colpa mia.
A bicchierini, dolceamaro ad alta gradazione.
Buttavo giù. E a fargli spazio
io colavo via.
Mi sono sperso gocciolando fuori
fino a essere vuoto di me,
ma contenitore pieno.
E il male del contenente è il contenuto:
se lo porta in giro a dargli lustro,
lo manda in gloria anche quando va in aceto
o va in veleno.
Tu le servivi e io bevevo,
avido di sorsi da dover dimenticare
per ritrovarmi perso che non c’ero più.
Le tiene tutte in aria il giocoliere
e il suo numero è magia.
Fissi lo sguardo e lui ti mangia via:
fiato, pensieri, identità,
tutto sospeso nell’istante
finché non sbaglia, finché non cadi
e ti fai male. Te ne fai tu.
E allora, da bere,
non resta che il bicchiere della staffa:
cicuta, per ammazzare la bottiglia.

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