Pericardio

pericardio / peri’kardjo / (pe-ri-car-dio) s.m. [1684; dal lat. mod. pericardĭu(m), dal gr. perikárdios, comp. di peri- “intorno” e -kardios “-cardio”] 1 anat., membrana sierosa che riveste il cuore e i tratti d’origine dei grandi vasi, costituita da due foglietti, l’uno aderente al tessuto muscolare, l’altro ai polmoni…

Dicono di noi si abbia intorno al cuore una membrana, che come trovata di fisiologia mi pare buona.
Perché di kardio, sarà anche il muscolo più potente del corpo (e ho i miei dubbi, ho), uno solo ne abbiamo a ritmare danzare pulsare saltare perder colpi accelerare rallentare pompare il rosso sulle guance e le erezioni d’ogni tipo mentre sei lì che aspetti che le cose devono accadere sotto forma di porte che si aprono o che si chiudono. Insomma, c’ha la sua bella funzione sociale ‘sto kardio; e che sia la funzione sociale a mantenerci vivi mi sembra una soluzione elegante più di pulsazioni e circolazione e distribuzione dei nutrienti e raccolta delle scorie per loro successiva espulsione.

Così è che abbiamo in noi una copertina membranosa per un cuore linusizzato, a salvarsi  forse non con la qualità del morbido ma con la quantità dello spazio, che pur minimo deve  esserci. Distanza come cura e prevenzione, dal mondo e – soprattutto – da noi stessi. Due foglietti con su scritto «fuori» e «dentro», fuori, e dentro. Per non confondersi con fegato polmoni stomaco tavolini dei bar marciapiedi piccioni e ciddì.
Tutto perfetto.
E di perfetto non c’è nulla che io sappia, infatti questo pericardio l’abbiamo fatto che funziona ma non del tutto: credo – l’analisi scientifica nell’epoca del dubbio fondativo – sia permeabile. Una di quelle frontiere presidiate da gendarmi bonaccioni e distratti, che «Figurati se il signore distinto su quella macchina qua si porta nascosti nell’imbottitura dei sedili intenti meno che onesti!». Poi scendono, tra libretto patente assicurazione e due battute si stempera il clima, due bicchieri di rosso che ci si sta simpatici, poi svuoti i sedili e ti giri una canna che ormai siete amici e così va il mondo e tanto nei sedili ce n’è a quintali mica fa differenza. Finisce che a presidiare la frontiera si ferma direttamente il signore distinto. Finisce che il lavoro del pericardio lo esternalizzi al capogiro della gioia. Outsourcing. Bravofurbo.

E siccome il capogiro per sua stessa natura è inebriante ma ottovolantesco, interinale quanto a dire provvisorio, non rimane che chiedersi: «Ma senza il pericardio – licenziato – si può vivere?». Astenersi dal rispondere i meccanici del corpo.

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