La monade poliadica

Frammenti d’una vita che so mia, e non sembrerebbe
nella scheggiata rifrazione dello specchio
in cui la osservo, rotto.
Sette anni di sfortuna sarà
attaccarne i pezzi, a foggia d’un’immagine
che paia intera, non più paia.

Sì, conosco il fiume lento,
da discendere stigio;
ma mentre gli chiedo se vivo o son vissuto
[passivo; passivante]
mi rende spicchio in ogni crespa
un cubismo ostante al riconoscimento.

Così, a passi impercepiti
di faticata noia e di scontato male,
la traversata scava solchi
in distanza dal me.
L’evoluzione è nichilista? Finir l’opera è finirsi?

Il punto è questo: stento
nel trovare il referente al segno «Io».
Talvolta penso sia la norma, poi
che a percepirsi vivi in tratti
ci si contraddica in termini.

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