RAGNARÖK

Ci sono due modi, nelle storie, per vincere una battaglia: essere eccezionalmente forti, o rappresentare una gloriosa causa persa. Gli Asi non erano né l’uno né l’altro. Erano coraggiosi e menomati.

[…]

Quando l’editore Canongate mi ha proposto di scrivere di un mito, non ho avuto dubbi. Doveva essere Ragnarök, il mito che mette fine a tutti i miti, il mito in cui gli stessi dèi vengono tutti distrutti. C’erano versioni di questa storia in cui il mondo, scomparso sotto una piatta distesa di acqua nera, viene purificato e risuscitato, come il mondo cristiano dopo il giudizio finale. Ma i libri che leggevo mi dicevano che si trattava probabilmente di un’interpolazione cristiana, e io la trovavo debole e fragile a confronto della gloriosa catastrofe. No, il lupo inghiotte il re degli dèi, il serpente avvelena Thor, tutto brucia in una luce rossa e affoga nell’oscurità. Era, come dire, soddisfacente.

Antonia Susan Byatt, da Ragnarök. La fine degli dèi

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