L’anatomia non basta

Dei cadaveri, invariabilmente,
salta agli occhi, prima cosa, che son morti.
Corpi.
Deserti, come case abbandonate;
sempre loro e senza sé, non t’ingannano un istante.
Finti: più statue delle cere
men credibili di bambole.
Cosificati.
Assunti al rango delle res, e buona pace a quel ch’è gestae.
Su barelle anodizzate – colano! –,
già sepolti malamente da sudari ch’evidenziano,
aspettano, ciechi. L’ascensore non si ferma; e
tremano gelatinosi, rigorosi in quanto mortis,
al picchiare sulle porte
inutile dell’infermiera.
Come servisse, o ci fosse fretta di lì in poi.
Roba, di nuovo; pronti ad essere redenti
malamente dalla chimica.

Lo schifo della morte è il guscio vuoto che rimane,
in carico a chi resta,
freddo insensato
giallo volgare.
Innaturale, proprio al compiersi del fato.
Defraudato d’ogni gloria.
Fossi ancora in qualche posto,
ti vergogneresti.

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