A VILLA BORGHESE

Abito a villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti.
Ieri sera Boris si è accorto di avere i pidocchi. Gli ho dovuto radere le ascelle, ma il prurito non ha smesso. Come si fa a prendere i pidocchi in un posto bello come questo? Ma non pensiamoci. Non ci saremmo mai conosciuti così intimamente, Boris e io, se non fosse stato per i pidocchi.
Boris mi ha fornito poco fa un compendio di come la vede. È un profeta del tempo. Farà brutto ancora, dice. Ci saranno ancora calamità, ancora morte, disperazione. Non c’è il minimo indizio di cambiamento. Il cancro del tempo ci divora. I nostri eroi si sono uccisi, o s’uccidono. Protagonista, dunque, non è il Tempo, ma l’Atemporalità. Dobbiamo metterci al passo, passo serrato, verso la prigione della morte. Non c’è scampo. Non cambierà stagione.

[…]

Vivi d’aneddoti. L’ha detto Borowski. Ogni mercoledì pranzo con Borowski. Officia sua moglie, che è una vacca rinsecchita. Ora studia l’inglese; la parola che preferisce è filthy, sozzo. Capite subito che questi Borowski sono una rottura di coglioni. Ma state a sentire…

Henry Miller, da Tropico del Cancro (traduzione di Luciano Bianciardi)

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