Un bel libro fatto male

Tsunami nucleare
Pio D’Emilia
Manifestolibri
brossura
pp. 160
9788872857069
€ 10,00
[3 su 5]

Tsunami nucleare di Pio d’Emilia è, purtroppo, un bel libro fatto male. Direi troppo male. Dal punto di vista dei contenuti, il valore di questa ricostruzione è indiscutibile ed evidente già dalle prime pagine. L’autore è un professionista dell’informazione giornalistica, conosce a fondo il Giappone e i giapponesi, è preciso, equilibrato, mai apocalittico o retoricamente gonfiato, cerca di capire – in primis – e informare con onestà. I fatti prima di tutto, supportati da fonti chiare e da un’ottima bibliografia anche del web. Il risultato è un reportage che dovrebbe essere la regola, e invece è l’eccezione del giornalismo, almeno sull’argomento: la stampa internazionale ha fatto sulla tragedia giapponese più disinformazione che altro, arrivando a dare notizie false per alimentare il becero sensazionalismo che fa vendere più copie (e la stampa italiana non è stata da meno, con «Repubblica» e «Corriere» in testa, tanto che quest’ultimo ha inventato di sana pianta la notizia del pizzaiolo Peppe ultimo italiano a Tokyo pregato inutilmente dal nostro ambasciatore di abbandonare la città: i due hanno pubblicamente dichiarato di non essersi nemmeno mai parlati – si vedano sulla questione le precise segnalazioni riportate sul Wall of shame del sito http://www.jpquake.info, spesso citato anche nel libro).
Il risultato è un testo che, proprio per la sua precisione e antiretorica, riesce a toccare tanto emotivamente quanto intellettualmente. Un libro che fa riflettere, com’è giusto che sia. Ad arricchire la ricostruzione di D’Emilia, poi, ci sono un interessantissimo scritto della giapponese Randy Taguchi, una breve resoconto che esemplifica il pressappochismo della stampa internazionale e una buona cronologia. Forse avrei inserito in appendice anche una breve spiegazione semplificata del funzionamento di una centrale nucleare, per sommi capi, tanto per dare conto di cosa siano le barre di combustibile, cosa significhi fusione del nocciolo, cosa sia il vessel, perché il raffreddamento del reattore sia una questione così pressante e cose del genere. Però è solo una mia idea, e d’altra parte informazioni di questo tipo non sono molto difficili da trovare in rete. Insomma, niente che possa inficiare la bontà del testo.

Credo sia chiaro: dal punto di vista dei contenuti Tsunami nucleare m’è piaciuto, molto. E mi spiace che probabilmente avrà scarsa diffusione, visto che è uscito per la casa editrice del «manifesto»: molti lo crederanno un libro fazioso pubblicato da un editore «politico», e comunque la distribuzione di manifesto libri non è certo quella di un grande gruppo editoriale (ma un grande gruppo avrebbe puntato su questo libro?).
Resta da dire: perché la premessa iniziale?
Lo dirò in maniera semplice, al limite dell’ingeneroso: la redazione di questo testo è pessima. C’è una quantità imbarazzante – e intendo letteralmente imbarazzante, almeno per chi fa questo lavoro – di refusi di ogni tipo: maiuscole mancanti o di troppo, spazi saltati, punteggiatura sbagliata (punti al posto delle virgole, virgole tra soggetto e verbo), difformità (TEPCO/Tepco, WSJ/Wsj), a capi fantasiosi… Non ho fatto il conto, ma credo si superi ampiamente la media di un refuso per pagina. Le note al testo principale sono state inserite ogni tot di articoli, ma senza un ordine logico chiaro e senza un’indicazione in indice. Alcuni articoli (perdonatemi, non mi sono segnato le pagine) non sono stati editati, e portano così i segni di una scrittura fatta per un altro medium, con frequenti anacoluti fino al limite di periodi logici troncati a metà nel seguire lo spostarsi del pensiero. Addirittura nella cronologia alla data 07/04/2011 viene indicata la voce: «Il presidente della Tepco Shimizu viene dimesso dall’ospedale, dove era stato ricoverato il 29 aprile per pressione alta e forti capogiri.» Ovviamente il signor Shimizu era stato ricoverato il 29 marzo (cfr. http://tg.la7.it/esteri/video-i400473).
Davanti a questo sfacelo, vengono in mente due scusanti parziali.
1. Questo libro è chiaramente un istant book, e in quanto tale è stato lavorato in tutta fretta per essere distribuito quando ancora l’argomento era caldo. M’è capitato seguire la preparazione di qualche istant e so che la loro lavorazione è sempre condotta in pochi giorni di lavoro «matto e disperatissimo», spesso frazionata fra diversi redattori, con centinaia di questioni da affrontare e risolvere contemporaneamente e problematiche tecnico-organizzative che troppo spesso schiacciano la dovuta attenzione al testo.
2. I problemi economici interni al «manifesto» (e che immagino coinvolgano non meno la sua casa editrice) non credo permettano un budget di lavorazione troppo alto. Viene da chiedermi se addirittura abbiano dei collaboratori adibiti alla correzione bozze, o se siano costretti per limitare i costi a demandare la cosa all’autore (che non è mai una buona scelta).
Queste considerazioni non possono, però, cancellare il dato di fondo: pubblicare libri è un lavoro esattamente come dare le notizie, e va fatto con la stessa professionalità. Un bel libro appesantito da troppi refusi diventa un libro discreto, che talvolta si fa persino fatica a leggere. E così a perderci sono tutti: il libro che non viene apprezzato quanto merita; l’autore che vede la propria opera svalorizzata e magari si ritrova pure imputato direttamente di alcuni errori; la casa editrice che fa una magra figura e perde potenziali acquirenti sia sul singolo libro sia sul lungo periodo; il lettore che non può godersi il prodotto che ha acquistato.
In tutto Tsunami nucleare conta 128 pagine: la correzione bozze può essere fatta tranquillamente in 3 giorni. Anche contando il passaggio in fotocomposizione, il riscontro e le ultime segnalazioni, si potrebbe fare il tutto in 5 giorni. Con un collaboratore esterno, diciamo 7 giorni per il passaggio dei materiali.
Secondo me questo libro 7 giorni di lavoro in più li meritava. Per valorizzarlo come merita, per affidare ai lettori un prodotto degno, ma anche per rispetto nei confronti di D’Emilia e della sua meritoria opera di informazione, che rende almeno l’onore dei fatti a un popolo già troppo provato.

Cominciamo con un libro, che c’ha senso

Io sono Febbraio
Shane Jones
Isbn Edizioni
brossura con cofanetto
pp. 176
9788876382130
€ 13,50
[4 su 5]

Che Io sono Febbraio non sia un romanzo «tradizionale» è chiaro sin dalla prima pagina, forse dalla seconda. La storia si sviluppa non tanto in un universo alternativo, quanto piuttosto su un diverso piano di realtà, creato in buona parte dalla stessa meccanica narrativa scelta da Jones. Ci troviamo di fronte a una narrazione che non è semplicemente surreale: direi piuttosto che buca le maglie del reale, le supera con una rappresentazione metaforica in cui ogni gesto o oggetto rimanda a significati profondi ma sfuggenti. Una narrazione allegorica. A questa caratteristica si uniscono le componenti di quel noir – tragico, poetico e spietato – tipico delle favole vere, quelle che non si raccontano ai bambini per farli dormire. Un incubo leggero.
E lentamente, mentre ci si immerge nella battaglia con un eterno e fantomatico Febbraio, prende piede la consapevolezza di assistere a una storia che non parla semplicemente di sé: emerge serpeggiante un livello metaletterario fumoso, indistinto e intrigante come un paesaggio immerso nella nebbia. A volte sembra di poter afferrare un dettaglio significativo, ma subito questo sfugge per immergersi nuovamente nella bruma della storia. Finito il libro, si rimane con la sensazione di aver letto qualcosa in più che non semplicemente le vicende di Thaddeus Lowe, della sua famiglia e dello Sforzo Bellico. Eppure, dire di preciso cosa è quasi impossibile.

Al valore letterario si unisce, poi, una fattura editoriale veramente pregevole. Belle le scelte grafiche sul testo, ottima la carta, adatto il font, perfetta l’immagine di copertina, comodo il formato e ottima l’idea del cofanetto. Persino il videotrailer è particolarmente riuscito. La collana di cui fa parte – Special Books, della Isbn – si segnala secondo me come una delle migliori iniziative editoriali recenti. Forse un po’ ondivaga in quanto a contenuti, ma capace di unire un prodotto editoriale da alta tiratura con la sensazione per il lettore di trovarsi di fronte un’edizione speciale. Il risultato sono libri capaci di unire al piacere della lettura, quello estetico del contatto con un oggetto “fisicamente” bello.
Insomma: ottimo lavoro.