SCIOGLIERSI NELL’ACQUA

Citazione

A volte penso che sarebbe bello sciogliermi nell’acqua, sparire lentamente in questo tepore. Un giorno arriverai, vedrai la vasca piena d’acqua, toglierai il tappo. L’acqua scorrerà via dal fondo, e io con lei.

Lisa, in Nirvana, di Gabriele Salvatores

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@CatalanoGuido E LA VERITÀ SUL PRIMO BACIO, E SU DI ME

Citazione

Sono un po’ emozionato per l’appuntamento delle tre. Dove mi porterà Agata? Ci baceremo? Riuscirò a baciarla, io che non riesco mai a baciare la ragazza che mi piace al primo appuntamento, è una cosa difficilissima per me baciare la prima volta. Baciare la prima volta la ragazza che vorrei bacare e che magari anche lei vorrebbe baciarmi ma io non faccio il primo passo e lei si aspetta che io lo faccia il primo passo poiché nella società moderna occidentale contemporanea si presuppone che il primo passo sia l’uomo a doverlo fare e se tu non lo fai la ragazza ci rimane male e pensa di non piacerti e invece magari ti piace un botto ma sei una persona timida che hai difficoltà a fare il primo passo e finisce che non vi baciate e lei torna a casa ed è triste e racconta alle amiche che tu non l’hai baciata e le amiche stronze dicono, lascialo perdere a quello, quello non ti merita e lei crede alle amiche stronze poiché è in confusione da bacio non ricevuto (CDBNR) e non ti risponde più al telefono e poi incontra un tipo a una festa, tipo uno alto, biondo riccio e fico che la bacia dopo trentasette secondi netti che si sono conosciuti e se la tromba pure nella camera da letto del proprietario della casa dove si tiene la festa e tu ce l’hai – scusate la franchezza – nel culo.

Guido Catalano, da D’amore si muore ma io no

LE COSE CHE CHIAMIAMO ETERNITÀ, CUORE, ANIMA…

Citazione

In quel momento, mi è sembrato di capire dove si trovano le cose che chiamiamo eternità, cuore, anima… Mi sembrava di condividere con lei tutto quello che avevamo vissuto nei nostri tredici anni di vita. Ma poi, l’istante seguente, fui preso da una tristezza infinita. Il calore di Akari, la sua anima… Dove potevo portarli? Cosa potevo fare? Non ne avevo idea.
E così, quasi d’improvviso, mi resi conto che io e Akari non potevamo restare insieme. Avremmo dovuto affrontare, lontani l’uno dall’altra, una vita desolata e un tempo infinito. Eppure, l’angoscia che mi opprimeva incominciò a sciogliersi dolcemente, e lasciò il suo posto alla dolcezza delle labbra di Akari.
Quella notte la passammo in un piccolo deposito ai bordi di un campo. E parlammo moltissimo, avvolti in una vecchia coperta, fino a che fummo colti dal sonno. Al mattino non nevicava più, e il treno poteva partire.

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Testo e immagine da 秒速5センチメートル (Byōsoku go senchimētoru – 5 centimetri al secondo), di 新海誠 (Shinkai Makoto)

HO AVUTO LE ROSE, E NON HO CHIESTO SCUSA A NESSUNO

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So che non posso in nessun modo convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi interessa. Io sono io. Mi chiamo Valerie. Non credo che vivrò ancora a lungo, e volevo raccontare a qualcuno la mia vita. Questa è l’unica autobiografia che scriverò e… Dio, mi tocca scriverla sulla carta igienica.
Sono nata a Nottingham nel 1985. Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia. Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che Dio è nella pioggia.
Superai l’esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza, si chiamava Sara. Furono i suoi polsi… Erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sara fu così, per me no.
Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell’anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Chris che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava; mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente. Ma io avevo detto solo la verità… Ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l’unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio… All’interno di quel centimetro, siamo liberi.
Avevo sempre saputo cosa fare nella vita, e nel 2015 recitai nel mio primo film: Le pianure di sale. Fu il ruolo più importante della mia vita; non per la mia carriera, ma perché fu lì che incontrai Ruth. La prima volta che ci baciammo, capii che non avrei mai più voluto baciare altre labbra al di fuori delle sue.
Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra. Lei coltivava le Scarlett Carson per me, nel vaso sulla finestra, e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita. Ma la guerra in America divorò quasi tutto, e alla fine arrivò a Londra. A quel punto non ci furono più rose… per nessuno.
Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. Parole poco comuni, come «fiancheggiatore» e «risanamento», divennero spaventose, mentre cose come «Fuoco Norreno» e gli «Articoli della fedeltà» divennero potenti. Ricordo come «diverso» diventò «pericoloso». Ancora non capisco perché ci odiano così tanto…
Presero Ruth mentre faceva la spesa; non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me.
Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose, e non ho chiesto scusa a nessuno.
Morirò qui. Tutto di me finirà. Tutto… tranne quell’ultimo centimetro. Un centimetro: è piccolo, ed è fragile, ma è l’unica cosa al mondo che valga la pena di avere. Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo; non dobbiamo permettere che ce lo rubino.
Spero che, chiunque tu sia, almeno tu possa fuggire da questo posto. Spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio. Ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che, anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai… io ti amo, dal più profondo del cuore. Io ti amo.

Valerie

La lettera di Valerie, da V per Vendetta

Valerie e Ruth

Ricordo troppe cose dell’italia – Giovanni Raboni

Poetarum Silva

Buon 25 aprile (la redazione)

Ricordo troppe cose dell’Italia.
Ricordo Pasolini
quando parlava di quant’era bella
ai tempi del fascismo.
Cercavo di capirlo, e qualche volta
(impazzava, ricordo,
il devastante ballo del miracolo)
mi è sembrato persino di riuscirci.
In fondo, io che ero più giovane
d’una decina d’anni,
avrei provato qualcosa di simile
tornando dopo anni
sui devastati luoghi del delitto
per la Spagna del ’51, forse
per la Russia di Breznev…
Ma ricordo anche lo sgomento,
l’amarezza, il disgusto
nella voce di Paolo Volponi
appena si seppero i risultati
delle elezioni del ’94.
Era molto malato,
sapeva di averne ancora per poco
e di lì a poco, infatti, se n’è andato.
Di Paolo sono stato molto amico,
di Pasolini molto meno,
ma il punto non è questo. Il punto
è che è tanto più facile
immaginare d’essere felici
all’ombra d’un potere ripugnante
che pensare di doverci morire.

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A VILLA BORGHESE

Citazione

Abito a villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti.
Ieri sera Boris si è accorto di avere i pidocchi. Gli ho dovuto radere le ascelle, ma il prurito non ha smesso. Come si fa a prendere i pidocchi in un posto bello come questo? Ma non pensiamoci. Non ci saremmo mai conosciuti così intimamente, Boris e io, se non fosse stato per i pidocchi.
Boris mi ha fornito poco fa un compendio di come la vede. È un profeta del tempo. Farà brutto ancora, dice. Ci saranno ancora calamità, ancora morte, disperazione. Non c’è il minimo indizio di cambiamento. Il cancro del tempo ci divora. I nostri eroi si sono uccisi, o s’uccidono. Protagonista, dunque, non è il Tempo, ma l’Atemporalità. Dobbiamo metterci al passo, passo serrato, verso la prigione della morte. Non c’è scampo. Non cambierà stagione.

[…]

Vivi d’aneddoti. L’ha detto Borowski. Ogni mercoledì pranzo con Borowski. Officia sua moglie, che è una vacca rinsecchita. Ora studia l’inglese; la parola che preferisce è filthy, sozzo. Capite subito che questi Borowski sono una rottura di coglioni. Ma state a sentire…

Henry Miller, da Tropico del Cancro (traduzione di Luciano Bianciardi)

A CHE TI ERGI, O COLOSSO, DALLE NEBBIE MATTUTINE

Citazione

Alla finestra sinistra appare Uebelohe, resta il solo visibile sulla scena, con un elmo ammaccato sulla testa, una lancia contorta nella destra, continuamente immerso nell’ombra rotante di un mulino.

UEBELOHE:
A che ti ergi, o colosso, dalle nebbie mattutine
che ampie si stendono sulla piana di Montiel
A che immergi, con le rotanti braccia, il capo altero
Nel sole
Che a me di fronte
Scala i monti catalani, sfuggito alla notte

Vedi me, o mulino, gigante dalle crocchianti
mascelle e dal ventre gonfio di popoli
Sbranati dalla tua ala sanguinosa

Vedi Don Chisciotte della Mancia,
Che un oste ubriaco fece cavaliere,
E che ama una porcara nel Toboso

Umiliato assai e assai deriso
Eppur ti sfida.

E dunque sia!

Quando ci sollevi con mano rombante
uomo e cavallo, due tristi figure
e ci scagli nell’argento liquido
di questo cielo di cristallo:

Al di sopra della tua gran mole
Io precipito con il mio ronzino
Nell’abisso ardente dell’infinito

Un’eterna commedia

Affinché la gloria di Lui risplenda
Nutrita della nostra impotenza.

Il conte Bodone di Uebelohe-Zabernsee, decaduto signore di Marienzorn presso Bunzendorf, nel monologo finale di Il matrimonio del signor Mississippi, di Friedrich Dürrenmatt

LUPUS ET AGNUS

Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi; superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit.
«Cur»  inquit «turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?» Laniger contra timens:
«Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor».
Repulsus ille veritatis viribus:
«Ante hos sex menses male» ait «dixisti mihi».
Respondit agnus: «Equidem natus non eram».
«Pater hercle tuus» inquit «male dixit mihi.»
Atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula,
qui fictis causis innocentes opprimunt.

A uno stesso fiume giunsero, spinti dalla sete, un lupo e un agnello; in alto si trovava il lupo, molto più in basso l’agnello. Quand’ecco che il predatore, spinto da una fame sfrenata, tirò fuori un pretesto per attaccar briga. «Perché» disse «hai sporcato l’acqua che bevevo?» Quel batuffolo di lana, intimorito, rispose: «Come posso aver fatto ciò di cui mi accusi, o lupo? L’acqua scorre da te fino alle mie labbra.» Respinto dall’evidenza di una tale verità, l’altro  replicò: «Sei mesi fa, parlasti male di me». «A quel tempo non ero nemmeno nato» ribatté l’agnello. E il lupo, allora: «Cristo, fu tuo padre a sparlare di me!». Detto ciò, lo afferrò per sbranarlo, dandogli una morte ingiusta.
Così gli uomini cui è rivolta questa favola, quando con accuse false opprimono gli innocenti.

Fedro, da Favole [traduzione mia]